Essendo stato ospite per qualche giorno presso il mio amico fotogiornalista Ermes, in quel di Brescello, ed avendo conosciuto il giornalista Donato Ungaro, ho avuto la fortuna di poter visitare molto da vicino gli impianti di sollevamento dell'acqua dal fiume Po per alimentare i canali d'irrigazione delle campagne della bassa Padana. Detti impianti si chiamano "Chiaviche", le funzionanti sono tecnologicamente avanzate, mentre in località Croce Froldo di Boretto RE, se ne trovano due costruite durante il periodo del "ventennio", il primo impianto venne inaugurato esattamente il 20 luglio 1920, su progetto di Giovan Battista Pancini ed è stato il primo esempio di impianto di sollevamento delle acque a superare una quota così ragguardevole; già allora, attraverso una serie di complicati meccanismi, l'acqua del Po, a quota 19 metri S.L.M., raggiungeva il tracciato della Via Emilia, a quota 53 metri S.L.M. e che serviva un territorio di 50mila ettari. Una serie di magre eccezionali fecero si che venisse messa in evidenza la fragilità del sistema e nel 1954 presero a funzionare i primi 6 gruppi idrovori posizionati direttamente sulle rive del Po. L'abbassamento del letto del fiume ha però reso obbligatoria la costruzione di 2 stazioni di pompaggio che hanno iniziato a rifornire di acqua il canale derivatore «La Fiuma» l'8 luglio del 1976. Funzionano ancora, tanto che, grazie alla buona volonta di alcuni addetti, sono visitabili, all'interno di una si trova una ricca documentazione fotografica che narra tutta la storia di dette "chiaviche", dai scariolanti, trasportatori di terra per la costruzione degli argini, ai sistemi moderni, merita una visita...